“Collegare l’azione contro le mine con piani più ampi di sviluppo, in modo da promuovere le produzioni agricole, rafforzare le infrastrutture, migliorare l’approvvigionamento idrico e fornire una migliore istruzione e migliori servizi sanitari: tutto ciò è essenziale per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio”: è questo uno dei passaggi più significativi del messaggio del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in occasione della VI Giornata internazionale per la sensibilizzazione  sulle mine e l’assistenza nell’azione contro le mine.
Attualmente, secondo dati diffusi dalla Campagna internazionale per la messa al bando delle mine, sono ancora 66 i paesi nel mondo infestati da mine e ordigni inesplosi. Una situazione che compromette lo sviluppo economico e sociale di ampie aree e minaccia la sicurezza stessa delle persone: in base ai dati più aggiornati e relativi al 2009 sono state 3956 le vittime (tra morti e feriti) causati dall’esplosione di mine e residuati bellici.
In occasione della Giornata di oggi Ban Ki-moon ha invitato le nazioni che non lo hanno ancora fatto ad adottare e ratificare il Trattato di Ottawa contro le mine e la Convenzione di Oslo sulle bombe a grappolo: due pilastri e risultati concreti della cosidetta ‘diplomazia dal basso’ con cui alcune organizzazioni internazionali hanno sperimentato la possibilità di lavorare a complessi processi diplomatici per affrontare questioni significative nella difesa dei diritti umani.
Diverse sono le iniziative organizzate in tutto il mondo. A Roma, in particolare, si terrà oggi una conferenza dal titolo “La tutela delle popolazioni civili: dal disarmo umanitario allo sviluppo” con la partecipazione di rappresentanti della Campagna italiana contro le mine, dell’Unmas, il Servizio di azione sulle mine delle Nazioni Unite, e Alberto Cairo, da anni a Kabul per il Comitato internazionale della Croce Rossa; presenti anche  esponenti di altre organizzazioni e del governo italiano.

Annunci